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Resoconto dell'escursione dell'11 febbraio 2009
La signora Vincenza si veste di bianco
Se i funghi commestibili vegetassero anche in inverno, non
mancherebbe nulla alla stagione che stiamo vivendo per somigliare
all’autunno, in cui domina il mite respiro atlantico, foriero di piogge e
clima umido. In verità oltre una certa quota la neve non manca, ma sotto i
Proprio oggi però avevo in programma un’uscita di scarico a piedi,
una corsa dietro casa per sciogliere le gambe, imballate dagli allenamenti
“specifici” di questi giorni sul fido ciclosimulatore. L’idea era di salire
per la “via degli Asini”, raggiungere la “casa del Monte” e scendere dalla
“valletta della Signora Vincenza”, attraverso le belle ed ampie radure che
da Collerotondo portano a San Liborio.
«Non sarà certo una nevicatina a fermarmi», penso mentre mi infilo
il pantavento impermeabile che, associato al
k-way e
al cappello in pile,
mi proteggerà dalla “bianca materia prima” che cade abbondante. Quando esco
di casa, alle 9.30, è in atto un vero e proprio temporale di neve, tanto che
il paesaggio si è fatto invernale in pochi minuti ed io sembro il fatidico
abominevole dopo poche decine di metri percorsi.
Rispetto alle precedenti uscite compio un rituale aggiuntivo:
aspetto che il mio nuovo cardiofrequenzimetro con GPS incorporato capti i
satelliti. Si tratta del regalo di Natale che mi sono fatto in ritardo di
qualche settimana (attesa dovuta affinché i saldi facessero il loro
mestiere….). Uno strumento che nel volume di un normale orologio da polso,
racchiude innumerevoli funzioni, compresa quella di memorizzare il percorso
che si è effettuato e di visualizzarlo con un qualsiasi programma di
cartografia, compreso l’avveniristico “Google Earth”, americanata
topografica tramite cui osservare le ortofotocarte in 3 dimensioni.
Beccati i satelliti, strette le ghettine alle caviglie, serrata la
lampo della “guaina”, inizio a salire verso Cardella. Raggiunto lo spiazzo
della gloria, prendo per la “pietra Liscia” da dove parte la “via degli
Asini”, che sale lungo la cresta del colle, in direzione chiesetta degli
Alpini. È un sentiero questo che, stante il mio poverissimo
know-how
in tema di geologia, non riesco a decifrare. Il tracciato infatti si insinua
letteralmente nel terreno, a formare una sorta di impluvio. «Sarà naturale?
–mi chiedo– o la valletta è stata creata dall’uomo per favorire il transito
degli animali?». Non so…; sta di fatto che è comodissima e si presta alla
corsetta ritmata perché la pendenza non è eccessiva.

Giungo in mezz’ora circa alla radura posta sulla sommità del colle.
La neve vecchia, ora, è abbondante e caratterizzata da una crosta che… porta
e non porta. Quindi, per evitare di sprofondare nei 70 centimetri di manto
bianco (anzi rosa per la pioggia libica dei giorni scorsi!), procedo in
punta di piedi.
Raggiunto il mitico
single-track della gran fondo degli Stazzi,
prendo a sinistra e in pochi minuti sono alla casa del Monte. Qui una volta
c’era una bella masseria. Lo dimostrano il rudere del manufatto e la
splendida aia adiacente, quasi integra sotto il sottile cotico erboso che, a
tratti, la nasconde. La località doveva essere importante, tanto da trovarsi
all’intersezione della via degli Asini con l’altro storico tracciato che
conduce a Collerotondo (puntualmente indicato sulla carta I.G.M. con la
classica linea tratteggiata).: la valletta della signora Vincenza. Questa
semisconosciuta area è a quattro passi da Scanno. Si raggiunge in pochi
minuti da San Liborio, attraverso l’evidente sentiero che parte dalla
fontana o, appunto, da Collerotondo passando per la casa del Monte. Alla
valletta, da qualche tempo, staziona un piccolo nucleo di cervi che assieme
alla densa faggeta e alle dolci radure, la rendono spassosa in ogni
stagione.

Proprio mentre scendo, saltellando fra i sassi che, complice lo
scarso utilizzo, invadono il sentiero, la signora Vincenza si… veste di
bianco. La nevosa perturbazione balcanica, infatti, è intensa ma
discontinua, e qui è giunta solo ora.


Prima che il sentiero piombi sullo “Sturzitto” giro a sinistra, in direzione “Buca della bomba”, un fosso provocato da un residuato bellico fatto brillare nel dopoguerra. Prima di tornare a Cardella, mi affaccio alla “grotta di Gesù Cristo”, nota per le notevoli dimensioni e per l’inusuale doppio livello che la contraddistingue: all’interno, infatti, vi è un accogliente primo piano ed un ulteriore spazio roccioso rialzato, buono per ospitare l’ipotetico reparto notte dei nostri preistorici compaesani.

Chiudo l’anello in poco più di cinquanta minuti. Sotto casa arresto il GPS e corro a scaricare i dati al computer. È incredibile! Ho a disposizione una miriade di informazioni: distanza percorsa (5,99 chilometri), dislivello (562 metri), velocità media (6,9 km/h), velocità massima (15,9 km/h). Apro Google Earth e mi appare, metro per metro, tutta la strada percorsa. E con l’opzione “tempo meteorologico” c’è pure la signora Vincenza vestita di bianco. Insomma, l’occhio del satellite non mi ha mollato un attimo. Sono stato protagonista di un Grande Fratello escursionistico; e sta a vedere che non mi abbiano pure nominato…
Antonio Carfagnini
