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Resoconto della scialpinistica del 12 gennaio 2009

I partiti dello sci

Ieri ho fatto il “Conconi”, mi sono cioè sottoposto al “test incrementale massimale” inventato dal biochimico ferrarese (che gli ha dato anche il nome) finalizzato al calcolo della “soglia anaerobica”, ovvero alla valutazione dello stato di forma fisica. Ma al posto della tabella con il battito cardiaco critico e la potenza associata, sul monitor del mio computer è comparsa un’immagine che ritraeva l’etichetta del “Fonte Cupa” Montori, il Trebbiano d’Abruzzo barricato con cui ho brindato e… ribrindato all’avvento del nuovo anno. No, non sono per niente in forma ma non importa… ora è tempo di sciate e di escursioni, sebbene il clima si sia fatto grigio ed autunnale. Sono, queste, le condizioni  meteorologiche peggiori per riprendere la vita di tutti i giorni nel periodo post natalizio. La normale routine quotidiana si affronta con un tremendo magone a cui, nel caso si sia scialpinisti, va sommato lo sconforto provocato dalla neve ex polverosa che fonde per la nebbia e le temperature miti.

Oggi, 12 gennaio, la visibilità a Scanno è inferiore ai 30 metri. Sembra di stare nel cuore del piano Padano ma penso alla vecchia regola dell’amico Sergio (“parti indipendentemente dalle condizioni: a tornare indietro si fa sempre in tempo”) e mi avvio verso Monte Rotondo. Parcheggio la Polo alla Noce. La neve quaggiù è poca e marcia, ma sufficiente per inforcare gli sci da subito.

Ho optato di salire al Cupello nonostante io sia “Scalonista” sfegatato. Questo significa che potendo scegliere, a parità di condizioni, fra le due “palestre di scialpinismo” della nostra zona, preferisco un’escursione allo Scalone piuttosto che a Monte Rotondo. A Scanno esistono due distinti schieramenti nell’arco…. costituzionale della neve. A coloro che, come me, sono di casa allo Scalone, si contrappongono i “Cupelliani”, quelli cioè affezionati alla zona della Seggiovia. Carmelo, ad esempio, è cupelliano doc (quest’anno vi sarà salito 20 volte), e con lui Fabio Varenne, che è arrivato a farsi il Carapale la mattina di Natale, come aperitivo, e il Cupello il pomeriggio, per digerire. Un altro affezionato della zona? Alessandro, mio cugino, che alla chiesetta degli Alpini vi si stabilirebbe. La squadra degli Scalonisti, oltre che il sottoscritto, annovera Cesidio Caranfa, che meriterebbe la carica di Segretario del partito (ovviamente!) per l’assiduità con cui affronta la montagna. È dei nostri anche Fabrizio Barberini, che prepara ogni spedizione alpinistica fra i paravalanghe dello Scalone e il balzo delle Fate.

Pur essendo tutti un po’…. bipartisan, quando si affronta la Serra di Rocca Chiarano militando nell’altra sponda o si sceglie il Cupello con in tasca la tessera di Scalonista, qualcosa che non va si trova sempre. Ma i pregiudizi “politico-escursionistici” non c’entrano: la neve, questa mattina, fa davvero orrore! Alla stazione intermedia della seggiovia di arroccamento, infatti, oltre che bagnata, la coltre bianca presenta anche una sottile crosta, la peggiore che si possa immaginare.

Mi riprendo un po’ a Collerotondo, dove noto con piacere che proseguono a ritmo serrato i lavori in vista della riapertura della stazione sciistica. Anche la temperatura si è fatta umana e con essa la neve, ben più asciutta che a valle.

Per risparmiare le forze, salgo infilando le tavole nelle tracce lasciate dagli scialpinisti che mi hanno preceduto nei giorni scorsi. Il solco principale, più battuto, è ampio e profondo, segno che i Cupelliani durante le feste hanno timbrato spesso il cartellino, estendendo probabilmente… il tesseramento a numerosi altri adepti.

A 1700 metri di quota la nebbia si dirada e l’ambiente è decisamente invernale. Ci sono pure una decina di centimetri di neve fresca che, complice il vento, hanno ricoperto le tracce vecchie, tanto che ora fatico il doppio, con la rosea prospettiva però di tirare qualche curva decente in discesa. A mezzogiorno, quando arrivo in vetta, compio un rituale tipico dei cupelliani: la verifica della situazione al Carapale e il conseguente compiacimento circa l’eccezionale innevamento della Valle. È una pratica che noi scalonisti critichiamo ma che somiglia molto alla nostra, che va in scena ogni volta che, sopra ai paravalanghe, ci rivolgiamo alle Mandruccie commentando: «sullo stazzo c’è tanta neve che manco al Polo Nord…».

 

 

Inizio a scendere per la pista denominata Monte Rotondo 1. Si scia bene perché la neve nuova, pur non polverosa, è depositata su un fondo duro e compatto. Ma all’imbocco del Pistone iniziano i guai! L’infida crosta bagnata si rivela più difficile del previsto: ogni curva è un’impresa. Riesco a zigzagare goffamente fino alle Terre; qui pratico un improbabile spazzaneve, poi tiro dritto per la carrareccia di servizio alla pista. Raggiungo a fatica la stazione intermedia della seggiovia e mi trascino fino alla macchina dove per prima cosa verifico che caviglie e ginocchia siano ancora al loro posto. Non ho nulla di rotto e questo è sufficiente per uno scalonista puro come me che, non senza rimpianti, si è concesso un’escursione al Cupello da franco tiratore dello sci. 

Antonio Carfagnini